LE RECENSIONI - Sito Ufficiale di Franco Boscione

Vai ai contenuti

Menu principale:

I GESTI DI GESU'

da "L'Azione" di Novara, 21 settembre 2002

Leggere "i gesti di Gesù" per capire il Vangelo

Talvolta gli alunni, dopo le inevitabili fatiche dell’apprendimento, riescono ad andare oltre i maestri, spendendo talenti che, magari, durante gli anni di studi, non sempre riescono a emergere. Franco Boscione, diplomatosi nell’Istituto superiore di scienze di Novara, e laureatosi poi in Filosofia all’Università di Urbino, alla fine del suo libro scrive comunque di aver rinunciato “alla tentazione salire in cattedra”, anche se il dividersi tra insegnamento, famiglia ed altri impegni non gli ha precluso la possibilità di mettere a frutto interessi biblici e teologici da sempre coltivati.
Il libro pubblicato, agile e ben condotto, si apre con la prefazione del biblista B. Maggioni che, giustamente , invita l’Autore a continuare la sua ricerca sui “gesti” di Gesù, in quanto “la loro importanza per la corretta interpretazione dei racconti evangelici e per la corretta lettura del volto di Dio che Gesù ha rivelato (p. 8) non può essere disattesa. La tematica dei “gesti” di Gesù si inserisce in quell’orizzonte di ricerca cristologia che da qualche anno si propone come “fenomenologia di Gesù”, tesa cioè a qualificare la portata manifestativi e rivelativi di quel “mondo” e di quel “vissuto” che è stato Gesù, nella sua concreta e singolare storia, soprattutto imparando da quell’impagabile consegna che è stato il suo “corpo non risparmiato”.
In tale ottica, la tematica del “gesto” intanto dice tutta la sua pregnanza antropologica e di simbologia conoscitiva: infatti, come ebbe ad esprimersi P.Ricoeur, il gesto costituisce una “totalità significante”, che non può essere ridotto semplicemente alle sue componenti sensibili e motrici.
E’ una sorta di “orientazione temporale” che unisce anticipazione e compimento e presenta tratti di significativa intenzionalità comunionale.
L’apporto cristologico su questo versante non fa che riapprezzare l’indicazione antropologica e la raccoglie singolarmente: i “gesti” di Gesù non sono puramente da consegnarsi al tempo-lungo del loro inevitabile e variegato disporsi, ma vengono sempre custoditi e sostanziati dalla logica dell’amore che continuamente dice la verità della loro intenzione.
L’Autore ne fornisce un’ampia documentazione, cercando tuttavia di non sfibrarsi in una sorta i asettica elencazione, onde evitare il rischio di costruire un “catalogo gesuologico” che tecnicamente dispensi indici e mansioni.
Certamente tali “gesti” si presentano nella loro inevitabile “empiricità” e distensione abituale: alzarsi, sedersi, guardare, voltarsi, stendere la mano, mangiare, bere, subire, toccare, ecc. La sagacia dell’Autore consiste, appunto, nel non recensirli e fotografarli semplicemente come pure restituzioni somatiche, ma nel collocarli nel loro ambito rivelativi ed espressivo di una identità che manifesta la singolare divinità di quella “carne”.
Interessanti appaiono soprattutto alcuni indicatori corporei-gestuali in grado di esprimere una particolare intensità comunicativa e comunionale: ad esempio lo sguardo di Gesù (occhi, capo, bocca), le mani (simbolica espressiva dell’interezza antropologica) con tutte le particolarizzazioni espressive che ne derivano (prendere la mano, rialzare, toccare come conoscere/guarire, stendere le mani, ecc.), i piedi ( la ricchezza simbolico-teologica della “lavanda dei piedi”), e altri ancora attestati ad abundantiam dai Vangeli.
In questa felice simbiosi tra il versante biblico-teologico e quello antropologico, è possibile ricavar un’istruzione vitale non di poco conto per la stessa umanità e corporeità di ogni discepolo che vuole apprendere dal suo Maestro. Soprattutto là dove i “gesti” dell’uomo facilmente si depauperano del loro autentico significato e si intristiscono in meccanismi solo somatici che, lungi dal custodire il valore della comunicazione simbolica, diventano delle pure protesi corporali, o ritualità muscolari spesso logore e ripetitive. Dimentichi del dono che siamo, che è la nostra “carne”, la gestualità corporea sovente rinuncia al proprio comunicare per l’altro, governando se stessa solo per se stessa, in un opaco ritrarsi sul proprio corpo o, talora, aggredendo quello altrui.
Quella “carne” non risparmiata di Gesù, vera “carne” filiale, diventa autenticamente salvifica per noi, perché ci istruisce divinamente sulla nostra concreta umanità
da "VITA PASTORALE" n. 1 gen/03

Come afferma Bruno Maggioni nella prefazione: «I Gesti di Gesù – appunto i gesti rivelati dalla “carne di Gesù” – non sono l’involucro opaco che nasconde la sua divinità, ma quello trasparente che la svela visibilmente agli della carne degli uomini». Quindi, leggere le pagine del Vangelo cercando di vedere e interpretare ciò che il corpo di Gesù comunica, al di là delle sue parole, è per il cristiano un modo di scoprire il Dio che è in Gesù. Alcuni di questi gesti, come, ad esempio, alzare le mani al cielo o spezzare il pane, sono anche perpetuati nel tempo dai credenti quando fanno memoria del loro Signore. Infatti, ogni volta che il cristiano mette in pratica il comando di Gesù: «Fate questo in memoria di me» rende attuale ed efficace la gestualità di Gesù e, quindi, anche la sua azione salvifica. Il volume analizza, anche se in maniera sintetica, tutti i gesti di Gesù e ha il merito di ricordarci che il corpo non è un impedimento alla manifestazione del trascendente.

da "Consacrazione e Servizio" Giugno 2002

Come la logica richiede, prima di addentrarsi a scrivere dei e sui “gesti di Gesù” l'autore si sofferma a dire che cosa si intende per “gesto”. Pur ammettendo una molteplice interpretazione egli preferisce accogliere la definizione di Paul Ricoeur: «Il gesto si distingue dal semplice movimento fisico grazie a certi tratti che annunciano la simbolizzazione esplicita: un gesto costituisce una totalità significante e suscettibile d'essere designato mediante un verbo d'azione che lo denomina. Anzi, un gesto congiunge, al di là di qualsiasi dualismo anima-corpo, un versante di ordine mentale e un versante fisico nell'unità dell'espressione... ». E continua: «Il gesto presenta un’intenzionalità specifica, un’orientazione temporale che congiunge l'anticipazione con il compimento. Infine, presenta dei tratti di tipo comunionale, nella misura in cui l'intenzionalità del gesto porta in sé la referenza laterale a un altro di cui si tiene conto già a livello della concezione». Con questa definizione si può comprendere meglio il seguito del testo dove si parla della gestualità nella Bibbia e, singolarmente, dei vari gesti di Gesù compiuti da lui o su di lui (come le percosse e gli sputi): imposizione delle mani, soffiare, alitare, slegare i sandali, lavare i piedi, alzare lo sguardo al cielo, lavarsi le mani, baciare i piedi, gesti e riti di saluto e altri. Ogni presentazione di un determinato gesto è arricchita da uno sguardo ampio che va oltre i vangeli e passa dall' Antico Testamento ad abitudini e usanze del mondo pagano.
Un libro interessante reso ancora più utile dall'elencazione dei gesti presenti nei vangeli con le rispettive citazioni.
“Il linguaggio di Gesù” da Città Nuova n.7/2002

Esce un libro su un aspetto dei Vangeli non analizzato di sovente: la comunicazione non verbale (Franco Boscione, I gesti di Gesù). In poche, dense pagine, l’Autore ripercorre i Vangeli alla ricerca del “metalinguaggio” di Gesù e del linguaggio che traspare dal suo corpo, “la parola non detta, che è iscritta nel corpo, che ne dice il significato ed il destino”, come scrive Carlo Maria Martini. Un libro per comunicatori.
LE RELAZIONI DI GESU'


Da "IL Biellese" di Martedì 9 Novembre 2004:

Edito da Ancora un libro pensato e scritto alla luce del Cantico dei Cantici
LE RELAZIONI DI GESÙ: UNA LETTURA AFFASCINANTE PROPOSTA DA BOSCIONE

Dieci incontri. Dieci accostamenti tra il Cantico dei Cantici e i Vangeli. È l'incontro con Maria di Nazareth, Giuseppe suo sposo, Giovanni il Battezzatore, Pietro, Giovanni l'Evangelista...
Ecco «Le relazioni di Gesù - Alla luce del Cantico dei Cantici», il libro di Franco Boscione (laureato in filosofia, un diploma in scienze religiose, sposato, due figli, docente di religione cattolica nelle scuole medie biellesi) appena edito da Ancora, nella collana Parola di Vita.
«Se c'è un libro biblico che di sua natura si presta a una molteplicità di approcci» spiega Antonio Gentili nella prefazione «è appunto il Cantico dei Cantici, il cui linguaggio così "umano" è per ciò stesso fortemente simbolico. Questo fonda la legittimità di una "rilettura" in chiave psicologica oltre che un esame strettamente storico-critico. Ed è compito che si è assunto il nostro autore, nell'intento di cogliere possibili riprese evangeliche partendo dall'intreccio dell'opera più celebrata di tutta la Bibbia. Come a legitti¬mare simile approccio, l'autore introduce la sua ricerca mettendo in evidenza le "costanti dell'amore sapienziale", così da fornire al lettore una chiave interpretativa non solo del Cantico, ma anche della stessa esperienza umana di cui il celebre libretto è come lo specchio. Questa prima parte può già costituire una pista di riflessione meditativa e di elevazione orante, dal momento che vi possiamo rintracciare non pochi spunti relativi alla dialettica dell'esistenza che si snoda tra presenza e assenza, singolo e comunità, profano e sacro, prova e vittoria, parola e silenzio, rinuncia e possesso, e così via. Mentre viene sviluppata una simile tematica, «l'autore anticipa i collegamenti tra Cantico e Vangeli che intende svolgere» continua Gentili «nella seconda parte, riconoscendo che essa si presenterà per lo più come "un sussidio per la lectio divina", anche se non priva di puntuali richiami esegetici e di apporti interdisciplinari».
E proprio la seconda parte propone alcuni profili relazionali dei Vangeli.
«Si tratta di accostamenti» scrive Gentili «che talora possono sembrare forzati, ma che in ogni caso offrono l'opportunità di approfondire alcune grandi tematiche di vita spirituale. Si pensi al rapporto sponsale, prima, e poi al ruolo educativo esplicato da Maria e da Giuseppe nei confronti del Figlio, rapporto e ruolo considerati alla luce di quell'amore che è il motivo portante del Cantico e che ritroviamo nella storia di Giovanni Battista, "amico dello Sposo". Alle due figure di spicco tra gli apostoli del Signore sono dedicate pagine che illustrano le dinamiche dell'amore su cui si dovrà misurare Pietro e che permea di tenerezza materna Giovanni, il "coccolo" di Gesù. Sempre in riferimento al Cantico, anche due personaggi conturbanti quali Erode e Giuda possono prestarsi a una rilettura illuminata dalla luce che si sprigiona da quella pagine, là dove parlano di volpi e di baci. Ma sono soprattutto i richiami al profumo effuso nella casa di Betania e ai vili maltrattamenti inferti a Gesù durante il processo giudaico-romano che si prestano a un'articolata meditazione sulla gratuità e sul pudore».
Gentili, infine, non manca di sottolineare la pregnanza di un termine caro al Cantico e che rappresenta l'elemento qualificante dell'intera storia di Cristo: «Alzatevi!». «È a questo punto» afferma «che risulta pienamente comprensibile l'affermazione dell'autore riportata all'inizio, che cioè quelle da lui offerte sono in definitiva pagine su Gesù che si aggiungono all'incessante rilettura di una vicenda che si coestende a tutti i tempi e che registra continue riprese nel cuore dell'uomo».
Susanna Peraldo
Da: SETTIMANA, Settimanale di attualità pastorale, 23 gennaio ’05

L'autore, laico sposato e docente di religione e di filosofia a Biella, intreccia dieci fecondissime linee ermeneutiche fra il Cantico e il ricco tessuto relazionale che ha caratterizzato il vissuto umano e spirituale di Gesù. Sfruttando la simbologia di Ct, che fluttua costantemente fra profumi e aromi, l'autostima e l'esaltazione dell'amato, la logica della tentazione e l'amore da difendere, il dinamismo della ricerca con i rischi che la consegna di sé comporta, la applica a dieci personaggi del vangelo. Maria e Giuseppe, il Battezzatore e Pietro, Giovanni l'Amato ed Erode la volpe, la donna col profumo e la ragazza che si sente dire "Alzati!" sono personificazioni e realizzazioni approfondite di un'unica trama relazionale d'amore e di autoconsegna che sarà connotata in ultimo da ferite e nudità, percosse e baci, ma che realizzerà l'incontro definitivo tra l'amata e il suo dodi.

 
SENTIMENTI E AFFETTI NELLA BIBBIA  

Recensione della rivista Il Regno       
         
Gesù, vero uomo vero Dio: nuovo  Adamo nato in una regione periferica dell’impero romano visse, come  ogni essere umano, i sentimenti restituendo loro tutta quella freschezza  di cui sono costituiti. Muovendo da questo presupposto l’a. supera la  diffidenza con cui i sentimenti e gli affetti vengono visti dalla  teologia e dalla spiritualità nonostante che i Vangeli e le Epistole  paoline li descrivano, li esortino a vivere così come li visse la Parola  vivente. Ne risulta un affascinante saggio che ponendosi sul crinale,  delicato e intricato, che coniuga le scienze umane con quelle teologiche  invita a bere l’acqua di quel pozzo senza fondo che è la Bibbia.

Tratto dalla rivista Il Regno n. 22 del 2009
(http://www.ilregno.it)
 
Torna ai contenuti | Torna al menu